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Clinica privata a Treviso – Via Monfenera 14 – tel 0422.1342402

La sindrome del tunnel carpale è uno dei disturbi più comuni della mano: si stima che interessi tra il 3 e il 5% della popolazione adulta. In questo articolo vogliamo aiutare a riconoscere i primi sintomi e a capire quando è il momento di richiedere una valutazione.

In M2 Clinic, a Treviso, ci occupiamo regolarmente di questa patologia con un’équipe specializzata che riunisce competenze ortopediche e fisioterapiche. Possiamo così accompagnare ogni paziente dalla diagnosi alla scelta del trattamento più adatto, dalla fisioterapia all’intervento chirurgico quando necessario.

I sintomi del tunnel carpale

Il tunnel carpale è uno spazio ristretto situato all’altezza del polso, delimitato dalle ossa e dal legamento trasverso del carpo. Al suo interno passano i tendini flessori, che permettono di piegare le dita, e il nervo mediano, responsabile della sensibilità di una parte della mano e di alcuni movimenti del pollice.

Poiché lo spazio disponibile è ridotto, un gonfiore dei tessuti o un restringimento del canale possono aumentare la pressione sul nervo. Quando il nervo mediano viene compresso, compaiono i sintomi tipici del tunnel carpale.

Il segnale più comune è il formicolio, spesso accompagnato da intorpidimento, bruciore o dolore. I disturbi interessano soprattutto: pollice, indice, medio e parte dell’anulare.

Il mignolo, invece, tende a non essere coinvolto perché la sua sensibilità dipende principalmente da un altro nervo. La distribuzione del formicolio può quindi offrire un primo indizio, ma non è sufficiente per formulare una diagnosi.

Formicolio notturno e perdita di forza

Nelle fasi iniziali i sintomi compaiono spesso durante la notte. Dormire con il polso piegato può aumentare la pressione nel tunnel carpale. Per questo ci si può svegliare con la mano addormentata e sentire il bisogno di muoverla o scuoterla per trovare sollievo.

Con il progredire della compressione, il disturbo può comparire anche di giorno, per esempio mentre si guida, si tiene in mano il telefono o un oggetto per un tempo prolungato. Il formicolio può diventare più frequente e lasciare spazio a una riduzione della sensibilità.

Quando la compressione del nervo comincia a influire anche sui movimenti della mano, possono comparire altri campanelli d’allarme:

  • difficoltà nei movimenti di precisione;
  • minore forza nella presa con oggetti che scivolano più facilmente dalle mani;
  • difficoltà a opporre il pollice alle altre dita, cioè a portare il polpastrello del pollice a contatto con gli altri polpastrelli.


Non tutte le persone attraversano le stesse fasi né avvertono i sintomi con la stessa intensità. Proprio per questo una visita ortopedica specialistica può essere essenziale per agire tempestivamente e avere migliori risultati.

Da cosa può dipendere la sindrome del tunnel carpale

All’origine della compressione non c’è sempre una causa unica.
Possono contribuire:

  • una predisposizione anatomica,
  • precedenti traumi al polso,
  • variazioni ormonali e ritenzione di liquidi (ad esempio: durante la gravidanza),
  • condizioni come diabete, disturbi della tiroide e alcune patologie reumatiche,
  • attività che richiedono forza, movimenti ripetuti o l’utilizzo prolungato di strumenti vibranti,
  • una postazione poco ergonomica o il mantenimento prolungato del polso in una posizione innaturale.

BOX:
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Alternare le attività, concedendosi brevi pause quando si eseguono a lungo movimenti ripetitivi.

Mantenere il polso in una posizione naturale, evitando di tenerlo molto piegato in avanti o all’indietro per periodi prolungati.

Ridurre la forza della presa, quando il gesto o lo strumento utilizzato non richiedono una stretta intensa.

Organizzare la postazione di lavoro in modo da avere tastiera e mouse facilmente raggiungibili e non costringere il polso in posizioni innaturali.

Prestare attenzione alle vibrazioni, soprattutto quando si utilizzano abitualmente strumenti che le producono.

Non ignorare i primi segnali: formicolio notturno ricorrente, perdita di sensibilità o riduzione della forza meritano una valutazione specialistica.

Come si diagnostica la sindrome del tunnel carpale

Il formicolio alla mano non indica sempre la presenza della sindrome del tunnel carpale. Sintomi simili possono essere collegati alla compressione di altri nervi, a problematiche cervicali oppure a patologie che interessano tendini e articolazioni.

La zona coinvolta offre informazioni importanti. Un fastidio concentrato soprattutto sul mignolo e sulla parte esterna dell’anulare, per esempio, può far pensare al coinvolgimento del nervo ulnare. Un dolore che parte dal collo e si estende lungo il braccio può invece richiedere una valutazione anche del tratto cervicale. Si tratta comunque di indicazioni orientative: la diagnosi deve essere affidata a uno specialista.

Durante la visita ortopedica vengono raccolte informazioni su:

  • comparsa dei sintomi,
  • dita interessate,
  • attività che li accentuano,
  • eventuale perdita di forza.

Il medico osserva la mano, valuta sensibilità e muscolatura ed esegue alcuni test clinici capaci di riprodurre il formicolio esercitando una pressione o mantenendo il polso in determinate posizioni.

Questi test aiutano a costruire il quadro, ma non vengono interpretati isolatamente. La diagnosi nasce dall’insieme dei sintomi, dei segni rilevati durante la visita e, quando servono, degli esami strumentali.

Gli esami strumentali per il tunnel carpale

Gli esami neurofisiologici, spesso indicati nel linguaggio comune come elettromiografia, permettono di studiare il funzionamento del nervo mediano. Possono confermare la sede della compressione, valutarne la gravità e aiutare a distinguere il tunnel carpale da altre neuropatie.

L’ecografia consente invece di osservare il nervo e le strutture che lo circondano. Può mostrare alterazioni della forma o delle dimensioni del nervo e individuare eventuali condizioni anatomiche che contribuiscono alla compressione.

Non è detto che ogni persona debba sottoporsi agli stessi accertamenti. Sarà lo specialista a stabilire quali siano utili in base al quadro clinico e alle decisioni terapeutiche da prendere.

Intervento, fisioterapia e tutori: cosa è davvero efficace?

Non esiste un trattamento valido per ogni forma di tunnel carpale. La scelta dipende dalla gravità della compressione, dalla durata dei sintomi e dalla presenza di eventuali deficit sensitivi o motori.

Nei quadri iniziali o lievi, un tutore da utilizzare soprattutto durante la notte può essere un primo aiuto importante per alleviare i sintomi. Il suo compito è mantenere il polso in posizione neutra ed evitare quelle flessioni involontarie che aumentano la pressione sul nervo durante il sonno.

Anche alcune terapie farmacologiche o infiltrative possono offrire un sollievo temporaneo. Il beneficio sui sintomi non coincide però con la risoluzione della compressione e deve essere valutato all’interno del percorso complessivo.

La fisioterapia e la riabilitazione possono trovare spazio nei casi selezionati. Il lavoro può comprendere l’educazione alle attività quotidiane, la modifica dei gesti che accentuano il disturbo e, quando indicato, esercizi mirati alla mobilità del polso, dei tendini e del nervo.

Quando valutare l’intervento chirurgico

L’intervento viene preso in considerazione quando:

  • i sintomi persistono nonostante il trattamento conservativo;
  • il formicolio e il dolore interferiscono in modo importante con il sonno o con le attività quotidiane;
  • l’intorpidimento diventa continuo;
  • compare una perdita di forza;
  • gli esami mostrano una sofferenza significativa del nervo mediano.

In presenza di un danno già avanzato, attendere troppo può ridurre le possibilità di recuperare completamente sensibilità e forza. L’indicazione chirurgica non dipende quindi soltanto dal dolore percepito, ma dallo stato complessivo del nervo.

Come si svolge l’intervento del tunnel carpale

L’obiettivo dell’intervento è semplice: creare più spazio nel tunnel carpale e liberare il nervo mediano dalla pressione.

La procedura viene generalmente eseguita in ambulatorio e con anestesia locale. Attraverso una piccola incisione alla mano, il chirurgo raggiunge il legamento che forma il “tetto” del tunnel e lo incide. In questo modo crea più spazio per il nervo e riduce la pressione. Al termine dell’intervento, il piccolo taglio sulla pelle viene chiuso e la mano medicata.

Il nervo non viene tagliato né sostituito. L’intervento agisce sulla struttura che lo comprime, mettendolo nelle condizioni di recuperare. La decompressione avviene durante la procedura, mentre i tempi con cui i sintomi migliorano dipendono dalle condizioni del nervo prima dell’operazione.

E dopo l’intervento?

Dopo l’operazione si torna a casa nella stessa giornata. Nei primi giorni è normale avvertire fastidio nella zona dell’incisione e un certo gonfiore della mano.

In genere è consigliabile muovere le dita e utilizzare la mano per le attività leggere, senza forzare. Risulta inoltre utile mantenere il braccio operato sollevato i primi giorni, anche aiutandosi con un cuscino quando si è a letto o sul divano.

Durante la prima fase del recupero è opportuno evitare:

  • sollevamento di pesi;
  • prese particolarmente forti;
  • movimenti ripetitivi prolungati;
  • pressione diretta sulla ferita.

Il ritorno al lavoro non segue una tempistica uguale per tutti. Chi svolge un’attività d’ufficio può avere esigenze diverse rispetto a chi utilizza utensili, solleva carichi o sottopone la mano a vibrazioni. La ripresa viene quindi stabilita considerando il tipo di lavoro, la mano operata e l’andamento della guarigione.

Anche i sintomi non scompaiono tutti nello stesso momento. Il formicolio notturno è spesso il primo a migliorare, mentre la sensibilità fine e la forza possono recuperare gradualmente nel corso delle settimane o dei mesi. Più a lungo il nervo è rimasto compresso, più tempo può essere necessario.

La fisioterapia dopo l’intervento non è obbligatoria per ogni persona: sarà l’équipe che segue il recupero a valutarne l’effettiva utilità.

Tunnel carpale in M2 Clinic: il percorso con il dott. Grazio Squitieri

Nella nostra clinica ortopedica a Treviso, il percorso parte dalla valutazione della persona, non da una soluzione prestabilita. Grazie alla collaborazione tra professionisti con competenze ortopediche e fisioterapiche, possiamo seguire ogni paziente dalla diagnosi al trattamento e al recupero.

A occuparsi delle patologie della mano e del polso è il dott. Grazio Squitieri, medico chirurgo specialista in Ortopedia e Traumatologia e socio ordinario della Società Italiana di Chirurgia della Mano. Ha concentrato la propria attività clinica e chirurgica sui disturbi e sui traumi di questo distretto, approfondendo l’ambito presso strutture specializzate.

In ogni percorso il nostro obiettivo è semplice: aiutare a ritrovare sicurezza nei gesti di ogni giorno e una quotidianità più serena. Contattaci e parliamone insieme.

Articolo revisionato dal dott. Marco Capuzzo, chirurgo ortopedico

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